Reo tempo

Scrivere scritti lucidi richiede lucidità.
Questo spazio ha sempre cercato di essere un angolo di lucidità.
Contro la tendenza dominante, fatta di parole vuote o non comprese.
Quelle parole nascondono in verità un tremendo silenzio. Frastornante.
Il non sapere è alla base di questa epoca del vuoto: si manifesta in molteplici forme.
Dall’ignoranza all’insensatezza, dall’indecisione alla precarietà. Sono tutte forme di non sapere.
È un vuoto che avvolge tutto, avvolge le singole persone.
Non viviamo predisposti alla speranza, che lascia tempo per pensare ed agire, ma siamo immersi in una continua attesa del futuro prossimo, che non lascia tempo a nessuno.
Ho la sensazione che ci stiano fregando.
Vorrei interrompere solo per un momento il vuoto che circonda gli individui.
Un vuoto la cui ombra precariamente incombe su ogni cosa, oscurando la luce delle nostre speranze future.
Ma sappiate, voi che leggete: per un po’ di tempo poca sarà la lucidità.
Magari, quando i suoi livelli rientreranno, avremo il piacere di tornare a costruirla insieme.
Nel frattempo, niente sarà qui più scritto, per scongiurare il rischio di cambiare il genere di spazio. Il quale non intende perdere la sua anima lucida. Del resto, «la massima creatività possibile viaggia entro regole più rigide possibili: tu non devi vivere in una situazione che ti aiuta a tirare fuori tutto il possibile quello che hai dentro, ma in una situazione che ti obbliga a tirare fuori solo quello che assolutamente deve venir fuori».
Intanto il compito lo lascio a voi.
Riempire il silenzio di questo frastuono.
E intanto, dorme quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.

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